In cattive acque
Ieri la Cassa depositi e prestiti ha concesso alla Fincantieri un credito di 850 milioni a garanzia di una commessa della Carnival, colosso americano delle crociere. Ma la quasi coincidenza con l’annuncio dell’ad della Fincantieri, Giuseppe Bono, di un drastico taglio di personale e siti produttivi è casuale: la trattativa si protraeva da mesi, sulla scia del 2009, quando la holding riuscì con la formula di export banca ad aggiudicarsi l’unico ordine sul mercato. Tuttavia al governo non sono piaciuti modi e tempi con cui Bono ha annunciato la chiusura degli stabilimenti di Sestri Ponente (Genova) e Castellammare (Napoli), e il taglio di 2.551 posti. D’altronde i blocchi a Castellamare di Stabia e i feriti a Genova sono emblematici.
22 AGO 20

Ieri la Cassa depositi e prestiti ha concesso alla Fincantieri un credito di 850 milioni a garanzia di una commessa della Carnival, colosso americano delle crociere. Ma la quasi coincidenza con l’annuncio dell’ad della Fincantieri, Giuseppe Bono, di un drastico taglio di personale e siti produttivi è casuale: la trattativa si protraeva da mesi, sulla scia del 2009, quando la holding riuscì con la formula di export banca ad aggiudicarsi l’unico ordine sul mercato. Tuttavia al governo non sono piaciuti modi e tempi con cui Bono ha annunciato la chiusura degli stabilimenti di Sestri Ponente (Genova) e Castellammare (Napoli), e il taglio di 2.551 posti. D’altronde i blocchi a Castellamare di Stabia e i feriti a Genova sono emblematici.
C’è chi descrive un ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, infuriato per il piano che cade alla vigilia dei ballottaggi delle amministrative. Ma soprattutto perché l’esecutivo e l’azienda controllata dal Tesoro si confrontano da un anno, “e la crisi è un fatto ciclico e mondiale”. Sacconi reclama un piano “che salvaguardi i siti e l’occupazione”. Mentre il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, ha convocato tutti per il 3 giugno. Anche il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, si chiede “quando mai annunci di questo tipo si fanno da un giorno all’altro, è una provocazione”.
I problemi industriali sono comunque indubbi e sono stati analizzati ieri sul Sole 24 Ore dall’economista ed ex presidente dell’Iri, Gian Maria Gros-Pietro: il mercato delle grandi navi in cui Italia e Fincantieri hanno avuto fino a poco fa la leadership mondiale resistendo alla concorrenza coreana è cambiato anche per le “inefficienze ambientali di cui l’azienda non può farsi carico”. Gros-Pietro è stato spesso associato a Romano Prodi. E sotto il governo dell’Unione prodiana Bono ha mostrato il maggiore attivismo, a cominciare dall’idea di quotazione in Borsa, avversata da Cgil e Rifondazione comunista e quindi accantonata. Sui dati però nessuno ha da obiettare.
Il calo di commesse per la crisi ha colpito i cantieri europei che si sono specializzati nei settori a più alta tecnologia, quello militare e le navi da crociera. Qui gli ordini erano 10-12 l’anno e Fincantieri riusciva ad accaparrarsene la metà. Oggi si sono dimezzati mentre la quota di Fincantieri è scesa al 40 per cento. Quanto al mercato militare, l’ultima grande unità è la portaerei Cavour: nel gennaio 2010 Bono decise con Finmeccanica ed Eni di coprire i costi di una missione di soccorso ad Haiti con scalo in Brasile, paese che sta rinnovando la propria flotta. Così come l’India, per la cui nuova portaerei la Fincantieri era riuscita ad avere la supervisione di un progetto italo-franco-spagnolo.
Cresciuto alla direzione finanziaria dell’Efim, la holding pubblica a influenza socialista, Bono era ritenuto abbastanza vicino a Giuliano Amato. Nel ’93 il centrosinistra lo promosse alla Finmeccanica per dismettere le partecipazioni non strategiche (tra queste, secondo lui, dovevano esserci energia e trasporti). Tra il ’97 ed il 2002 è stato direttore generale e amministratore delegato, “anni in cui la Finmeccanica – recita il suo curriculum – ha conosciuto una stagione d’oro”. Nel 2002, però, il centrodestra lo trasferì alla Fincantieri in uno scambio di poltrone con Pierfrancesco Guarguaglini. Da allora Bono non ha smesso di tenere d’occhio la sua ex azienda: prima predisponendo i piani di quotazione in Borsa, invisa alla Finmeccanica già sul listino; poi accordandosi con la Lockheed, partner di Finmeccanica, per rilevare i cantieri americani Marinette. Quindi lasciando circolare il proprio nome per un ritorno sulla poltrona di Guarguaglini.
Il boiardo di stato dedito all’efficienza s’è lasciato andare di recente a inediti toni marchionneschi. Il 28 aprile, alla consegna della Carnival Magic, ha detto ai sindacati: “Non voglio più arrivare a consegnare una nave con l’affanno. Parte dei dipendenti non fa il proprio dovere”. L’accusa di assenteismo era implicita. Le similitudini marchionniane rinviano a un libro bianco del 2007 con cui la Fiom bocciò preventivamente la quotazione in Borsa. Bono ottenne l’ok di Prodi, ma i DS sostennero che non si poteva quotare un’azienda esposta alle ciclicità del mercato. Tesi che ha convinto anche Giulio Tremonti. Al pari della Fiat la Fincantieri condivide i raffronti sul mercato mondiale: in Europa negli ultimi due anni si sono tagliati 48 mila addetti, di cui 4.400 in Germania, e 9 mila in Polonia.
Cresciuto alla direzione finanziaria dell’Efim, la holding pubblica a influenza socialista, Bono era ritenuto abbastanza vicino a Giuliano Amato. Nel ’93 il centrosinistra lo promosse alla Finmeccanica per dismettere le partecipazioni non strategiche (tra queste, secondo lui, dovevano esserci energia e trasporti). Tra il ’97 ed il 2002 è stato direttore generale e amministratore delegato, “anni in cui la Finmeccanica – recita il suo curriculum – ha conosciuto una stagione d’oro”. Nel 2002, però, il centrodestra lo trasferì alla Fincantieri in uno scambio di poltrone con Pierfrancesco Guarguaglini. Da allora Bono non ha smesso di tenere d’occhio la sua ex azienda: prima predisponendo i piani di quotazione in Borsa, invisa alla Finmeccanica già sul listino; poi accordandosi con la Lockheed, partner di Finmeccanica, per rilevare i cantieri americani Marinette. Quindi lasciando circolare il proprio nome per un ritorno sulla poltrona di Guarguaglini.
Il boiardo di stato dedito all’efficienza s’è lasciato andare di recente a inediti toni marchionneschi. Il 28 aprile, alla consegna della Carnival Magic, ha detto ai sindacati: “Non voglio più arrivare a consegnare una nave con l’affanno. Parte dei dipendenti non fa il proprio dovere”. L’accusa di assenteismo era implicita. Le similitudini marchionniane rinviano a un libro bianco del 2007 con cui la Fiom bocciò preventivamente la quotazione in Borsa. Bono ottenne l’ok di Prodi, ma i DS sostennero che non si poteva quotare un’azienda esposta alle ciclicità del mercato. Tesi che ha convinto anche Giulio Tremonti. Al pari della Fiat la Fincantieri condivide i raffronti sul mercato mondiale: in Europa negli ultimi due anni si sono tagliati 48 mila addetti, di cui 4.400 in Germania, e 9 mila in Polonia.
Finora Bono non ha chiesto esplicitamente aiuti fiscali come quelli invocati ieri dall’ex ministro ds ai Trasporti, Claudio Burlando, ma di sicuro da tempo invoca da Bruxelles il via libera a incentivi statali alla rottamazione delle navi per far ripartire il settore. Ma a parte l’Italia gli altri stati europei sono stati freddi sul progetto.